Group Exhibtion

Abitare
Galleria Daniele Agostini, CH
40.09.21 – 30.10.





„Non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema, non faccio sport.“ Cit. Lindo Ferretti CCCP

Quest‘estate e andata cosi, lavori stradali fuori la finestra e angurie che non sanno di un cazzo. Non e che mi lamento ma mi pare una terribile perdita di tempo.

I frutti, l‘industria, i frutti dell‘industria e più frutti per l‘industria.

Mi chiedo se con una ruspa sia più facile costruire o demolire e intanto mastico sta angu- ria insipida. La mastico per demolirla, farla sparire e non saperne più nulla di sta cosa che non sa di nulla.

Spazio alle angurie saporite diavolo!

L‘odore del catrame che mi entra dal naso copre totalmente questo boccone insapore e farinoso che non riesco a buttare giù.

Ma l‘ho comperata quest‘anguria e quindi tocca che la mandi giù. Non si spreca niente. Tranne il mio tempo, penso. Il mio tempo che tra le vibrazioni e il casino fatto da ste gru“mostri giganti“ mi sembra ingovernabile.

È taglio un altra fetta di sto frutto insipido.



The summer has gone like this, road works outside the window and watermelon that doesn‘t taste like shit. It‘s not that I‘m complaining, but it seems like a terrible waste of time.

The fruit, the industry, the fruits of the industry and more fruits for the industry.

I wonder if it‘s easier to build or demolish with a bulldozer? In the meantime I‘m chewing on this insipid watermelon. I chew it in order to demolish it, make it disappear and never know anything more about this thing that tastes like nothing.

Space for tasty watermelons, hell!

The smell of tar coming in through my nose totally covers this tasteless, floury morsel that I can‘t get down.

But I bought this watermelon, so I have to swallow it. Nothing is wasted.

Except my time, I think. My time, that between the vibrations and the mess made by these „giant monsters“ cranes, seems ungovernable.

I cut another slice of this insipid fruit.

words by Kaspar Ludwig


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Vivo una casa che somiglia a un’isola, che somiglia a una montagna sottosopra.

La casa è sprofondata o è la terra ad averla mangiata? Oppure è sempre stata lì, nel guscio e io sto solo sbagliando il modo di vedere le cose?

La casa è isolata dal resto, non deve essere vista per farci sentire protetti. Deve essere integrata nel paesaggio al punto da diventare paesaggio.


Ma questo nascondersi porterà effettivamente a qualcosa, oppure il nascondiglio finirà per diventare una trappola, la mia tomba?

Vivere in un’isola, affacciarsi alla finestra e vedere solo un muro. Nessun orizzonte, niente da poter oltrepassare con lo sguardo.

Sentirsi protetti e soli, come i geni o come i matti.

Abitare, abito, abitudini, abitazione, habitat.

In tutte le parole che penso c’è qualcosa che finisce per andarmi stretto.

Dovevano forse sentirsi così gli uomini e le donne che hanno cambiato il mondo? Mi sembra di aver detto una stupidaggine, torno a vivere nella casa che sprofonda, sperando che nessuno mi abbia visto.



I live in a house that looks like an island, that looks like an upside down mountain.

Has the house sunk or has the earth eaten it? Or has it always been there, in the shell, and I‘m just going about things the wrong way?

The house is isolated from the rest, it doesn‘t have to be seen to make us feel protected. It needs to be integrated into the landscape to the point of becoming a landscape.

But will this hiding actually lead to something, or will the hiding place end up becoming a trap, my grave?

Living on an island, looking out the window and seeing only a wall. No horizon, nothing to look beyond.

Feeling protected and alone, like geniuses or like crazy people.

Dwelling, habit, habits, habitation, habitat.

In all the words I think of, there is something that ends up going against me.

Did the men and women who changed the world have to feel this way? I feel like I‘ve said something, a stupid thing, I go back to living in the sinking house, hoping no one has seen me.

words by Alessandra Cecchini